Il lodo Ligresti, appalti al Csm

Per realizzare per tempo le opere previste per l’Esposizione universale di Milano entro il 2015 bisogna bruciare le tappe, il che, in Italia, è sempre difficile. Alle difficoltà materiali e organizzative si sommano quelle che nascono da un sistema barocco e contraddittorio delle autorizzazioni e delle licenze.
17 LUG 09
Ultimo aggiornamento: 04:17 | 6 AGO 20
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Per realizzare per tempo le opere previste per l’Esposizione universale di Milano entro il 2015 bisogna bruciare le tappe, il che, in Italia, è sempre difficile. Alle difficoltà materiali e organizzative si sommano quelle che nascono da un sistema barocco e contraddittorio delle autorizzazioni e delle licenze. A ogni appalto gli esclusi presentano ricorso e da lì in poi si snoda un iter che coinvolge giustizia amministrativa, civile e penale, in un balletto inestricabile. Per uscirne Salvatore Ligresti, il finanziere a capo di Fondiaria-Sai, ha proposto di istituire una commissione di garanzia composta da magistrati per garantire fin dall’inizio le autorizzazioni, in modo da evitare le lungaggini dei consueti contenziosi. Si tratta di un’idea di non facile realizzazione che ha il pregio di mettere in luce il problema dei ritardi che le opere pubbliche subiscono in Italia a causa della farraginosità, lungaggine e contraddittorietà delle procedure di assegnazione dei lavori.

Probabilmente, alla fine, si procederà seguendo la via “straordinaria”, con l’attribuzione di un potere speciale a un commissario, il che permetterà di rinviare il contenzioso a dopo la realizzazione delle opere. Resta in ogni caso il senso per così dire “politico” della proposta di Ligresti, quello di una pacificazione in vista dell’Expo tra i poteri milanesi, compreso quello asserragliato nel palazzo di giustizia. L’idea di cedere ai magistrati quel poco o tanto di potere discrezionale nella scelta delle procedure di appalto che spetta alle istituzioni elettive sembra una resa senza condizioni. In realtà è una sfida: chiede alla magistratura di corresponsabilizzarsi nella garanzia della trasparenza delle scelte, invece di contestarle a posteriori attraverso procedure dai tempi biblici e dall’effetto paralizzante.

Resta il fatto che da noi realizzare opere di interesse pubblico in tempi ragionevoli, specie quando ci sono scadenze obbligate, come a Milano per l’Expo o a L’Aquila per dare riparo a chi ha perso la casa nel terremoto o a Napoli per realizzare le strutture per risolvere la crisi della spazzatura, bisogna utilizzare procedure eccezionali, come sarebbe anche quella ipotizzata dall’ingegner Ligresti. Chi lamenta le tendenze all’accentramento dei poteri da parte degli esecutivi dovrebbe prima preoccuparsi di una situazione “ordinaria” del sistema delle decisioni pubbliche che finisce quasi sempre in un vicolo cieco.